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Lc 4,1-13

LECTIO DIVINA > TESTI BIBLICI > Vangeli

Le tentazioni di Gesù nel deserto

Lc 4,1-13



Invocazione

Madre della Chiesa, e Madre nostra Maria, raccogliamo nelle nostre mani quanto un popolo è capace di offrirti; l’innocenza dei bambini, la generosità e l’entusiasmo dei giovani, la sofferenza dei malati, gli affetti più veri coltivati nelle famiglie, la fatica dei lavoratori, le angustie dei disoccupati, la solitudine degli anziani, l’angoscia di chi ricerca il senso vero dell’esistenza, il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato, i propositi e le speranze di chi scopre l’amore del Padre, la fedeltà e la dedizione di chi spende le proprie energie nell’apostolato e nelle opere di misericordia. E Tu, o Vergine Santa, fa’ di noi altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo. Vogliamo che la nostra carità sia autentica, così da ricondurre alla fede gli increduli, conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti. Concedi, o Maria, alla comunità civile di progredire nella solidarietà, di operare con vivo senso della giustizia, di crescere sempre nella fraternità. Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza fino alle realtà eterne del Cielo. Vergine Santissima, noi ci affidiamo a Te e Ti invochiamo, perché ottenga alla Chiesa di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo, per far risplendere davanti al mondo il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo. (Preghiera a Maria di Giovanni Paolo II)


Preghiera comunitaria

O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...




A. LECTIO

La lectio è una lettura delle Scritture, ma finalizzata non tanto al conoscere o al comprendere, quanto al raccogliere messaggi, suggestioni, ispirazioni che dal testo sacro si esprimono e ci vengono incontro.

Vangelo Lc 4,1-13
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Parola del Signore.




B. MEDITATIO

La meditazione riguarda «l’intelligenza interiore» del testo. La meditatio è dunque ricerca della «verità nascosta», anzi è la «scoperta del tesoro nascosto» nel testo.


Il racconto delle tentazioni è presente anche in Marco (1,12-13) e in Matteo (4,1-11). Luca fonde sapien­temente i dati dell’uno e dell’altro, ma modifica l’ordine di Matteo in modo da far concludere la prova nella città di Gerusalemme, in quanto, per l’evangelista, è il centro predestinato per l’opera salvifica (Cf. Lc 9,31.51.53; 13,22-23; 17,11; 18,31; 19,11; 24,47-49.52; At 1,8).

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto... Gesù è condotto dallo Spirito Santo nel deserto dopo la consacrazione messianica del battesimo (Cf. Lc 3,21-22). Luca mostra un particolare interesse per lo Spirito Santo: lo ricorda spesso nel Vangelo e lo menziona così frequentemente negli Atti degli Apostoli che non a caso, quest’ultimi, sono chiamati il Vangelo dello Spirito Santo.

... per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Il termine tentazione evoca nella Bibbia «la tentazione in senso stretto che suppone seduzione e induzione al male. D’altro lato c’è la tentazione/prova che ha la funzione di verificare l’autenticità della fede. Nel primo caso si colloca, ad esempio, la ribellione nel deserto di Israele che provoca Dio attraverso l’incredulità e la sfiducia. Nell’altro caso, invece, può essere all’azione lo stesso Dio che vaglia la fedeltà di Abramo, imponendogli l sacrifico del figlio Isacco, o quella di Giobbe immergendolo nel gorgo oscuro della sofferenza. Analogo è il caso della persecuzione vissuta dai primi cristiani e vista come un crogiuolo di verfica e di purificazione [1Pt 1,3-9]» (Gianfranco Ravasi).

Il ritiro di Gesù nel deserto dura 40 giorni, come già Israele aveva dimorato nel deserto per 40 anni (Cf. Dt 8,2.4; Num 14,34). Nel deserto, Gesù incontra tre tentazioni analoghe a quelle sopportate dal popolo eletto: «cercare il proprio nutrimento al di fuori di Dio [Dt 8,3; Cf. Es 16]; tentarlo per soddisfare se stessi [Dt 6,16; Cf. Es 17,1-7]; rinnegarlo per seguire i falsi dèi che procurano il potere su questo mondo [Dt 6,13; Cf. Dt 6,10-15; Es 23,23-33]. Come Mosè, Gesù lotta e digiuna per 40 giorni e 40 notti [Dt 9,18; Cf. Es 34,28; Dt 9,9] e contempla “tutta la terra” dall’alto di una montagna elevata [Dt 34,1-4]. Dio l’assiste con i suoi angeli [Cf. Mt 4,11] come ha promesso di fare col giusto [Sal 91,11-12]; e, secondo Mc 1,13, lo protegge dalle bestie selvatiche come il giusto [Sal 91,13] e in passato Israele [Dt 8,15]. Grazie a queste reminiscenze bibliche, Gesù appare come il nuovo Mosè, che guida il nuovo esodo [Cf. Eb 3,1-4,11]; cioè come il Messia, così come lo sospetta il diavolo dopo il battesimo [“se tu sei il Figlio di Dio...”]; egli apre la vera via della salvezza, non quella della fiducia in sé e della facilità, ma quella dell’obbedienza a Dio e dell’abnegazione» (Bibbia di Gerusalemme).
Comunque, questi riferimenti scritturistici non devono trarre in inganno poiché l’episodio delle tentazioni ha il genuino crisma del carattere storico.

Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Gesù ha fame e la prima tentazione prende spunto da questo bisogno: è «la tentazione del pane, preteso come possesso e non ricevuto come dono» (Rinaldo Fabris). Gesù resiste al Tentatore facendo ricorso alla Parola di Dio. In questo caso cita Dt 8,2-3: «Ricordati [Israele] di tutto il cammino che il Signore tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». La sacra Scrittura parla di un certo potere di Satana, «però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni - di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica - per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”» (CCC 395). E Antonio Royo Marin ci dice che Satana «può muovere soltanto la volontà estrinsecamente “per modum suadentis”, cioè offrendo ai sensi ai sensi interni ed esterni la specie delle cose che incitano al male o eccitando l’appetito sensitivo affinché tenda disordinatamente a codesti beni sensibili, mai mutando intrinsecamente la volontà stessa» (Teologia della perfezione cristiana).

L’uomo dinanzi alla tentazione rimane sempre una creatura libera, può acconsentire come può dissentire. Gesù sebbene esente da peccato, «ha potuto conoscere seduzioni esterne (Cf. Mt 16,23); era necessario che egli fosse tentato per divenire nostro capo [Cf. Mt 26,36-46p; Eb 2,10.17-18; 4,15; 5,2.7-9]. Anch’egli ha dovuto intravedere un messianismo politico e glorioso, per preferirgli un messianismo spirituale nella sottomissione totale a Dio [Cf. Eb 12,2]» (Bibbia di Gerusalemme).

Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». È la tentazione del potere e Gesù vi resiste facendo ricorso ancora una volta alla parola di Dio (Dt 6,13).

Lo condusse a Gerusalemme... È il tentativo di distorcere il progetto di Dio: Gesù a Gerusalemme si svelerà al mondo come Salvatore appeso e umiliato su una croce e non attraverso un segno miracoloso di Dio. La stessa richiesta diabolica sarà fatta dal popolo, dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dai farisei ai piedi della croce: «... Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce! ... Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio!”» (Mt 27,39-43).

La solitudine, il digiuno, il ricorso alla Parola di Dio per sbaragliare il tentatore, sono indicazioni nette per il discepolo: è indicato il cammino della fede; viene messa a nudo l’impotenza dell’uomo se spoglio della potenza dello Spirito Santo; viene marcata l’esigenza di riconoscere Dio come l’unico salvatore: Colui che vede l’umiliazione, la miseria e l’oppressione dell’uomo è sempre pronto, per misericordia e con «mano potente e braccio teso» (Dt 5,15), a liberarlo dall’opprimente schiavitù del peccato e della morte. Un quadro reso ancora più drammatico dalla onnipresenza di Satana sempre pronto a colpire; sempre pronto a sfruttar tutte le debolezze, occulte o palesi, delle sue vittime: un nemico che non si arrende alle prime sconfitte, ma capace di attendere tempi più propizi.

Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da Gesù fino al momento fissato, questa nota è un’aggiunta di Luca. Il momento fissato è il tempo della passione: «... questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre» (Lc 22,53).
Anche se Luca usa il termine kairos, che ha il senso di un particolare momento, non bisogna pensare che Satana sia stato in buon ordine per tutto il ministero di Gesù. La guerra tra il Cristo e Beliar (2Cor 6,15), il regno della luce e il regno delle tenebre (Cf. Atti 26,18; 1Pt 2,9), si protrae per tutto il ministero di Gesù, per esplodere in tutta la sua drammaticità nei giorni della passione.
La nota di Luca - «si allontanò da lui fino al momento fissato» è «densa di significato. Sufficiente per far vedere come Luca veda nelle tentazioni il preludio della passione e le consideri come l’episodio che deve illuminare il profondo significato del dramma del Venerdì Santo, mettendo in evidenza come Gesù non sia solo alle prese con gli uomini ostili, bensì con il principe delle tenebre in persona» (J. Dupont).

Da sottolineare anche il tenore esortativo di questa pagina lucana: superando il valore letterario, per il cristiano, diventa magistero: «Quando dunque Cristo ha voluto essere tentato da Satana, si è posto come figura di tutti noi... Sì, Cristo fu tentato dal diavolo perché nel Cristo eri tu a conoscere la tentazione: egli aveva preso da te il suo corpo per renderti partecipe della sua salvezza; da te aveva preso la morte per chiamarti nella sua vita; da te gli oltraggi per unirti ai suoi onori; da te dunque anche la tentazione per renderti partecipe della sua vittoria» (Sant’Agostino).




C. CONTEMPLATIO

La contemplatio mette a frutto qualcuna delle verità teologiche da essa emerse.

Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo... Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito. (Ef 6,10ss)




D. COLLATIO

La collatio (da “colligere”, raccogliere), di antica tradizione monastica, si manifesta corrispondente all’attuale desiderio di dialogo, di riflessione di gruppo, di conversazione fraterna, di ricerca comunitaria. È l’apporto di ognuno circa la propria comprensione della Parola, messo a confronto con la comprensione degli altri, al fine di giungere ad una vicendevole chiarificazione delle difficoltà incontrate e all’arricchimento reciproco mediante una testimonianza personale, proposta senza ostentazione. La collatio insegna la disponibilità ad imparare ed è un passaggio utile verso i successivi momenti dell’«oratio» e dell’«operatio».




E. ORATIO

Costituisce il momento essenzialmente complementare dei precedenti, nei quali Dio mi ha rivolto la sua Parola. Nella lectio Dio parla a noi, nell’oratio noi parliamo a Dio.

In Gesù ogni uomo ha la forza di mantenere la propria libertà anche di fronte alle seduzioni del peccato che conducono alla più radicale delle schiavitù.
Preghiamo insieme e diciamo: Mantienici nella Tua fedeltà, Signore.

1. Perché sappiamo sempre credere nella forza dell’unione che c’è tra noi e Te, più stabile delle distrazioni che comportano le tentazioni del momento. Preghiamo.

2. Perché siamo capaci di ribellarci al male presente nel mondo e che agisce anche in noi. Preghiamo.

3. Perché la coscienza del fatto che tu ci sei sempre vicino, anche nei momenti semplici e quotidiani, e soprattutto nei momenti bui di sofferenza, ci accompagni sempre. Preghiamo.

4. Perché la paura e la stanchezza non ci portino mai ad accettare compromessi e surrogati al Tuo amore per noi. Preghiamo.

O Padre, tu sei l’unico Signore che lascia liberi i suoi servitori, aiutaci a non cercare gloria lontano da te per trovare poi solo catene e disperazione. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.




F. OPERATIO

Gregorio Magno diceva: «Dobbiamo comprendere e riferire a noi stessi ciò che leggiamo nella Scrittura» perché «tutta la Scrittura è scritta proprio per noi». Dio mi parla e si rivela personalmente a me, ammaestrandomi sul credere e sull’agire chiedendomi «l’obbedienza della fede» (Rom 16,26) e cioè che tutto in me - il pensare, il parlare, il discernere, il giudicare, l’agire - sia una risposta di fede.

Mercoledì scorso abbiamo iniziato la Quaresima e oggi celebriamo la prima domenica di questo tempo liturgico, che stimola i cristiani ad impegnarsi in un cammino di preparazione alla Pasqua. Quest’oggi, il Vangelo ci ricorda che Gesù, dopo essere stato battezzato nel fiume Giordano, spinto dallo Spirito Santo, che si era posato su di Lui rivelandoLo come il Cristo, si ritirò per quaranta giorni nel deserto di Giuda, dove superò le tentazioni di satana (Cf. Mc 1,12-13). Seguendo il loro Maestro e Signore, anche i cristiani per affrontare insieme con Lui “il combattimento contro lo spirito del male” entrano spiritualmente nel deserto quaresimale.
L’immagine del deserto è una metafora assai eloquente della condizione umana. Il Libro dell’Esodo narra l’esperienza del popolo di Israele che, uscito dall’Egitto, peregrinò nel deserto del Sinai per quarant’anni prima di giungere alla terra promessa. Durante quel lungo viaggio, gli ebrei sperimentarono tutta la forza e l’insistenza del tentatore, che li spingeva a perdere la fiducia nel Signore e a tornare indietro; ma, al tempo stesso, grazie alla mediazione di Mosè, impararono ad ascoltare la voce di Dio, che li chiamava a diventare il suo popolo santo. Meditando su questa pagina biblica, comprendiamo che per realizzare appieno la vita nella libertà occorre superare la prova che la stessa libertà comporta, cioè la tentazione. Solo liberata dalla schiavitù della menzogna e del peccato, la persona umana, grazie all’obbedienza della fede che la apre alla verità, trova il senso pieno della sua esistenza e raggiunge la pace, l’amore e la gioia.
Proprio per questo la Quaresima costituisce un tempo favorevole per un’attenta revisione di vita nel raccoglimento, nella preghiera e nella penitenza. Gli Esercizi Spirituali che, com’è tradizione, si terranno da questa sera fino a sabato prossimo qui, nel Palazzo Apostolico, aiuteranno me e i miei collaboratori della Curia Romana ad entrare con maggior consapevolezza in questo caratteristico clima quaresimale. Cari fratelli e sorelle, mentre vi chiedo di accompagnarmi con le vostre preghiere, assicuro per voi un ricordo al Signore perché la Quaresima sia per tutti i cristiani un’occasione di conversione e di più coraggiosa spinta verso la santità. Invochiamo per questo la materna intercessione della Vergine Maria. (Benedetto XVI, Angelus, 5 marzo 2006)



Promemoria: La Quaresima costituisce un tempo favorevole per un’attenta revisione di vita nel raccoglimento, nella preghiera e nella penitenza.
Assicuro per voi un ricordo al Signore perché la Quaresima sia per tutti i cristiani un’occasione di conversione e di più coraggiosa spinta verso la santità.




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